Tripidi della vite da tavola: guida alla difesa
Colture | 04 maggio 2026

Tripidi della vite da tavola: guida alla difesa

I parametri qualitativi richiesti dalle filiere agroalimentari sono sempre più sfidanti, in special modo per quanto riguarda l’uva da tavola, coltura per la quale viene richiesta la perfezione quanto a sanità degli acini.


In tal senso, uno dei pericoli maggiori per i produttori è rappresentato dai tripidi, in particolare Drepanothrips reuteri e Frankliniella occidentalis, i quali si nutrono penetrando germogli e acinelli con i loro apparati boccali.

Come riconoscere i tripidi dell’uva da tavola: cicli biologici

Essendo parassiti molto prolifici, con femmine che depongono numerose uova per ciclo, gli attacchi su uva da tavola si sviluppano lungo due fasi colturali distinte: la prima occorre durante la fioritura, colpendo sia i fiori sia i germogli, la seconda avviene in estate con attacchi diretti sui grappoli in via di maturazione. 

Danni da tripidi su vite da tavola: identificarli tempestivamente

Con il primo attacco i tripidi generano lesioni che alterano lo sviluppo della nuova vegetazione, quando a carico dei germogli, causando parallelamente l’infertilità e la caduta dei bocci fiorali. Nel primo caso, i germogli assumono un caratteristico andamento a zig-zag, mentre se gli attacchi sono sugli organi fiorali i racemoli possono presentare gravi difformità nello sviluppo degli acinelli, rendendo i grappoli invendibili.


Gli attacchi successivi, invece, danneggiano direttamente gli acini in via di sviluppo sui quali si generano suberificazioni che renderanno invendibili le produzioni. Queste sono causate dalla reazione fisiologica dei tessuti della buccia alle penetrazioni degli apparati boccali dei tripidi. Crescendo poi gli acini di volume, queste suberificazioni subiranno trazioni che ne amplificheranno l’area interessata.

Strategie di difesa integrata e biologica: insetticidi e fisioattivatori insieme

La difesa dell’uva da tavola dai tripidi richiede programmi fitosanitari articolati e razionali, con i trattamenti posizionati in momenti diversi del ciclo colturale, ossia verso metà-fine fioritura e poi durante il periodo estivo. Dato quindi il numero di applicazioni annue, diviene necessario impiegare insetticidi le cui sostanze attive mostrino comportamenti e meccanismi d’azione differenti, sia per migliorare l’efficacia complessiva, sia per prevenire eventuali resistenze. Un tema, quest’ultimo, di crescente interesse soprattutto alla luce delle recenti restrizioni all’uso di alcuni principi attivi che sono stati in passato i riferimenti tecnici contro i tripidi dell’uva da tavola.

Tre sono le soluzioni disponibili nella gamma insetticidi di Sipcam Italia, a garanzia di una protezione completa, posizionando l'applicazione di Epik SL nella fase pre fiorale della coltura, a seguire, a fine fioritura, con l'impiego di Oikos Top e fino alla fase di allegagione con Trebon Up.

• Oikos Top è il nuovo formulato fogliare sistemico che contiene 10 grammi per litro di azadiractina A e viene proposto come emulsione concentrata abbinata a coformulanti innovativi in modo da conferire al prodotto una bagnatura ottimale della superficie fogliare, condizione indispensabile per massimizzare la successiva veicolazione nei tessuti della pianta. Essendo la sostanza attiva di origine naturale, Oikos Top è impiegabile anche in agricoltura biologica. Applicabile due volte a stagione su uva da tavola, Oikos Top esplica sui tripidi un triplice meccanismo d’azione: come regolatore di crescita sugli stadi giovanili, come repellente e anti-feeding. Breve, inoltre, il suo intervallo di sicurezza, pari a soli 3 giorni.

• Epik SL conta invece sull’efficacia sistemica di acetamiprid, contenuto in ragione di 50 grammi per litro. Efficace contro i tripidi e dalla buona selettività verso gli organismi non bersaglio, Epik SL si può utilizzare alla dose compresa di 1,5 litri per ettaro, rispettando un intervallo di sicurezza di 45 giorni.

• Trebon Up, infine, è un liquido emulsionabile contenente il 30% di etofenprox. Insetticida ad azione rapida per contatto e ingestione, Trebon Up spicca per il suo forte potere abbattente ed è anch’esso utilizzabile due volte a stagione alla dose di 500 millilitri ettaro fino a 21 giorni prima della raccolta.

Le tre sostanze attive, azadiractina A, acetamiprid ed etofenprox, agiscono sui parassiti in modo complementare, consentendo delle strategie di difesa integrate ed efficaci contro i tripidi dell’uva da tavola. Ciò significa non solo proteggere il raccolto dai danni diretti, ma anche rispondere con efficacia alle richieste della filiera agroalimentare. Il profilo residuale così ottenuto è ottimizzato per soddisfare i rigorosi standard della GDO, sia per il mercato nazionale sia per l'export, dove la qualità visiva deve andare di pari passo con la sicurezza alimentare.

Intake Technology: le sinergie tecniche tra insetticidi e fisioattivatori

La gestione integrata delle colture si basa sempre più su approcci complessi che combinano agrofarmaci, fertilizzanti e fisioattivatori al fine di migliorare sia l’efficacia dei trattamenti fitosanitari, sia il supporto nutrizionale e metabolico alle piante. In questo contesto nasce Intake Technology di Sipcam Italia, progetto volto a studiare le sinergie che si instaurano tra fisioattivatori e insetticidi sistemici applicati contestualmente.


Le strategie sviluppate in campo prevedono infatti l’uso combinato di Oikos Top ed Epik SL con i fisioattivatori Blackjak Bio, Abyss Pro e Aguademayo. In tal senso, le prove sperimentali hanno dimostrato che la miscela dei due insetticidi con i fisioattivatori migliora sia la protezione dai parassiti sia lo stato fisiologico delle colture. 
Blackjak Bio, Abyss Pro (certificato CE) e Aguademayo permettono di ottenere una migliore risposta produttiva grazie a un sostegno allo sviluppo nelle fasi più critiche e a una più efficace gestione degli stress ambientali.
Il progetto Intake Tech dimostra quindi come l’applicazione congiunta di questi prodotti favorisca l’assorbimento e la velocità di traslocazione sistemica sia di azadiractina A sia di acetamiprid, stabilizzandone la persistenza dell’azione insetticida. In sintesi, la tecnologia "Intake Tech" conferma il valore strategico di questa ricerca: integrare difesa fitosanitaria con un effetto biostimolante sulle colture per migliorare l'efficienza gestionale complessiva, ottimizzando al contempo gli interventi in campo.

FAQ
Quanti tipi di uva da tavola esistono?
Di uva da tavola esistono molteplici varietà, sia a bacca bianca, sia a bacca rossa. Fra le prime spicca la varietà Italia, la più coltivata, seguita da Vittoria, Autumn Crispr e altre a minor diffusione. Fra le varietà a bacca rossa vanno ricordate Crimson, Red Globe e Scarlotta. Per entrambe le tipologie, bianche e rosse, esistono specifiche varietà senza semi, particolarmente gradite dai consumatori.


Come viene coltivata l’uva da tavola?
La forma di allevamento più diffusa è quella a tendone, poiché assicura il microclima ottimale per lo sviluppo e la maturazione dell’uva. 


Quali sono le regioni che producono più uva da tavola in Italia?
I dati sono variabili in funzione del periodo considerato. In generale, la prima regione italiana per produzione è la Puglia, con circa 24.000 ettari di cui circa 11.000 nella sola provincia di Bari. Segue la Sicilia con 20.000 ettari circa, concentrati soprattutto a Mazzarrone in provincia di Catania, località che presenta 8.000 ettari coltivati a uva da tavola. Terza in classifica la Calabria con 7.000 ettari distribuiti nella Piana di Sibari, nel Lametino e nella Piana di Gioia Tauro.


Quali sono i periodi di raccolta dell’uva da tavola?
In Sicilia vi sono varietà particolarmente precoci che maturano già a fine maggio. Il pieno della disponibilità giunge però fra luglio e ottobre, presentando il mercato anche varietà a maturazione tardiva che vengono raccolte fino a dicembre. 


Che differenze ci sono fra uva da vino e uva da tavola?
L'uva da tavola guarda al consumo fresco tal quale e va quindi considerata a tutti gli effetti un frutto. Presenta acini tendenzialmente più grandi e una buccia più sottile dell’uva da vino. La polpa è particolarmente soda e croccante, con un basso contenuto di sostanze acide al fine di valorizzare la palatabilità tal quale. L’uva da vino mostra invece acini più ridotti, ricchi di succo e bucce tendenzialmente più spesse. Rispetto all’uva da tavola presenta differenze anche per le sostanze presenti, come acidità e zuccheri, atti a migliorare ed esaltare i processi fermentativi in cantina.


Si può fare vino con l’uva da tavola?
Sì, ma la composizione della polpa dell’uva da tavola non è quella ideale per la produzione di vino. Il risultato è quindi scadente e per tale ragione questo tipo di orientamento produttivo è sconsigliabile. 

 

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