Biostimolanti: agricoltura produttiva e sostenibile secondo Sipcam
Sostenibilità | 29 aprile 2026

Biostimolanti: agricoltura produttiva e sostenibile secondo Sipcam

Sostenibilità, produttività e resilienza agricola: tre temi chiave a convegno in occasione di Macfrut, grazie all’incontro “Biostimolanti: tecnologie innovative e imprescindibili per un’agricoltura sostenibile”, evento che ha proiettato la giusta luce sull’emergente settore della biostimolazione e del sostegno alla fisiologia delle colture. 


A conferma, forte è l’impegno di Sipcam sul fronte della sostenibilità delle pratiche agricole, investendo in tecnologie e innovazione: questa la testimonianza d’apertura lavori offerta da Nadia Gagliardini, Presidente Sipcam Oxon S.p.A., e da Paolo Brogi, Chief Executive Officer. Nel suo 80.imo anniversario dalla fondazione, Sipcam continua infatti a essere riferimento tecnico del settore grazie a un’esperienza tecnica pluridecennale, declinata recentemente anche sul fronte dei biostimolanti. 

Più incentivi per tecnologie all’avanguardia: le posizioni del Masaf

Ospite d’eccezione, in collegamento da Roma, il Ministro Masaf Francesco Lollobrigida, il quale ha ribadito la necessità di aumentare gli incentivi a favore dell’agricoltura, ma che siano sempre più mirati allo sviluppo di nuove tecnologie al servizio di una maggiore sostenibilità economica ed ecologica del comparto agricolo. 


Un tema, quello dell’innovazione di settore, che diviene sempre più strategico in considerazione delle difficoltà che sta incontrando il sistema produttivo a causa degli inasprimenti dei prezzi dei fertilizzanti, categoria merceologica che sta patendo al contempo sia delle instabilità geopolitiche globali, sia delle crescenti restrizioni normative a livello europeo a carico di specifiche categorie di fertilizzanti a partire da quelli azotati.

L’agricoltura in un clima che cambia: la parola al climatologo

Temperature medie sempre più alte, piogge in calo ed eventi estremi sempre più frequenti. Questi gli scenari attuali descritti da Luca Mercalli, climatologo, che ha fornito una panoramica storica del settore agricolo. 
L’agricoltura è nata infatti 10mila anni fa poiché durante l’Olocene il clima si stabilizzò rispetto alle ere passate, permettendo agli Uomini di lasciare lo status di cacciatori/raccoglitori e divenire agricoltori. Per mantenere questo status, però, il clima dovrebbe restare stabile. Purtroppo, negli ultimi 300 anni la Rivoluzione industriale ha invece cambiato le regole del gioco, immettendo grandi quantità di anidride carbonica in atmosfera e contribuendo in tal modo a modificare profondamente il ciclo del carbonio atmosferico. 


L’apporto annuo è stimato infatti in circa 53 miliardi di CO2 equivalente, ossia l’anidride carbonica sommata ad altri gas serra come metano e ossido nitroso. Come risultato, si sono ormai toccate concentrazioni atmosferiche pari a 427 parti per milione, valore record rispetto a quelli degli ultimi milioni di anni. Alcune forme di mitigazione, come le energie rinnovabili, stanno influendo positivamente sul processo, ma al momento sta solo diminuendo il tasso di incremento, mentre permane il trend in crescita. 


Guardando a una finestra temporale più ristretta, a partire dagli anni ’90 del secolo scorso la temperatura media globale è salita di 1,4°C, il che implica che in alcune zone gli aumenti sono stati anche maggiori con punte termiche record negli ultimi 3-4 anni. Inoltre, nel 2026 si sta configurando l’avvento del Niño, evento climatico periodico che pone le basi per un ulteriore record termico. In tal senso, vengono registrati record di calore dieci volte più frequenti rispetto ai record termici di freddo e ciò influisce anche sul numero di incendi su scala globale. Il calo nei giorni di gelo invernale interessa anche le colture: basti pensare alle necessità di dormienza di alcune specie arboree. In alta quota, inoltre, nevica di meno e ciò erode i ghiacciai che a loro volta immettono meno acqua nei fiumi, soprattutto nei mesi più caldi a tutto svantaggio delle pratiche irrigue.


Come conseguenza, il clima che una volta era tipicamente padano è ormai caratteristico della Svizzera, con tutto ciò che comporta in termini di produzioni agricole e di avversità. Anche il Mar Mediterraneo ha assunto di recente caratteristiche tropicali, con circa 200 organismi alieni che vi giungono ogni anno da altre parti del Globo. 

Infine, la scarsità di piogge: fenomeno sempre più frequente, grava oggi molto più che in passato, proprio perché le temperature del secolo scorso erano più basse e quindi si osservavano minori evapotraspirazioni. Poi, dopo i periodi di siccità, si ribaltano le situazioni e giungono piogge concentrate e molto abbondanti, causando alluvioni e frane.


Se non si cambia registro – conclude Mercalli – le simulazioni per il futuro prevedono un aumento di 4°C medi entro la fine del secolo, con +8°C per l’Italia. Una condizione in cui diverrebbe impossibile coltivare ciò che coltiviamo oggi. 

Biostimolanti: il punto sulle normative

Nuove categorie di prodotti, nuove le necessità di inquadrarle in precisi ambiti normativi. Di ciò ha parlato Bruno Caio Faraglia del Masaf. Il settore agricolo sta infatti andando incontro a profondi processi di trasformazione a livello europeo per quanto riguarda i mezzi tecnici: l’eliminazione di molte sostanze attive a uso fitosanitario ha creato crescenti difficoltà nella protezione delle piante, ma oggi sono entrati nel lessico nuovi segmenti tecnici come quelli del biocontrollo e dei biostimolanti.


Circa i primi, alta è stata l’attenzione ricevuta nell’ambito del Pacchetto Omnibus proposto a Bruxelles che introduce e dà ampio spazio proprio al concetto di biocontrollo, inclusivo dei microrganismi e delle sostanze naturali, toccando parallelamente anche l’uso dei droni.


In tale ambito, anche i biostimolanti stanno andando incontro a un nuovo orientamento e a nuovi percorsi autorizzativi, a garanzia di una maggiore affidabilità dal punto di vista della composizione e dell’efficacia in campo. L’elemento distintivo dei biostimolanti è infatti quello di aumentare la resistenza delle piante verso gli stress abiotici, ma ciò porta vantaggi anche nei confronti degli stress biotici, ossia quelli causati da patogeni o parassiti, per esempio tramite la messa in moto delle reazioni endogene verso gli eventi esterni. Per tali ragioni i biostimolanti possono entrare in un quadro olistico di cura integrata delle colture.


Dal punto di vista normativo, è al momento il DL 75/2010 che disciplina in Italia la produzione e la commercializzazione dei fertilizzanti, inclusi i biostimolanti, definendo categorie, requisiti e norme di sicurezza. Tale quadro normativo rispecchia la normativa UE 2019/1009 che include anch’essa categorie merceologiche come concimi, ammendanti, correttivi e inibitori, oltre a disciplinare i biostimolanti.


Il DL 75/2010, nello specifico, prevede che i biostimolanti siano inquadrati all’interno di un percorso di sostenibilità, anche in considerazione di alcuni processi produttivi che operano negli ambiti virtuosi dell’economia circolare. Al momento un gruppo tecnico nazionale, molto ampio e diversificato, sta lavorando proprio su questi temi al fine di individuare le modifiche normative più idonee in tal senso. Il tutto, sapendo che non esiste una bacchetta magica capace di risolvere ogni problema agendo su una sola variabile singolarmente.


Dettaglio a parte quello sui corroboranti, mezzi tecnici che migliorano le capacità delle piante di sfruttare più efficacemente gli elementi nutritivi e di meglio opporsi alle avversità. L’importante, anche in questo caso, è avere quadri normativi sempre più semplici ed efficaci. 


Tutti gli operatori del settore agricolo – conclude Faraglia – devono inoltre iniziare a lavorare in un’ottica di sinergia. Soprattutto le autorità territoriali dovrebbero investire maggiormente affinché si operi attingendo a tutte le soluzioni contenute nella cassetta degli attrezzi, anche creando un network di scambio di informazioni.

Anticipare le avversità: il ruolo dei biostimolanti nel pre-condizionamento delle colture

Una coltura pre-condizionata ad affrontare gli stress ambientali ha più probabilità di superarli al meglio quando questi si presentino davvero. Questa la sintesi del messaggio di Amedeo Reyneri (Disafa - Università di Torino), il quale ha descritto il ruolo dei biostimolanti negli attuali piani di concimazione.


Di fatto, organismi animali, alghe e piante sono già oggi frutto di adattamenti a scenari già verificatisi. Ogni evento ha infatti lasciato una traccia genetica che ha permesso di superare al meglio le condizioni in cui gli organismi hanno vissuto. Quindi, l’obiettivo principe della ricerca è sviluppare maggiori capacità delle piante di anticipare le condizioni avverse che verranno. 


Per esempio, si può far sì che l’attivazione di determinati geni predisponga le piante a meglio fronteggiare le diverse avversità che si possono presentare, come gli eccessi termici o le carenze idriche. Inoltre, l’accorciamento dei cicli colturali dovuto ai cambiamenti climatici sta permettendo di realizzare due raccolti l’anno, per esempio seminando mais a metà giugno dopo un cereale autunno-vernino. Ciò è però possibile solo se si può contare su efficienti sistemi di irrigazione e questo vale anche in orticoltura. In sostanza, sarà l’integrazione di più pratiche agronomiche a permettere maggiori rese in futuro nonostante gli scenari che cambiano.


In tal senso vi sono ampi margini sui quali intervenire, sempre ricordando come i biostimolanti non possono sostituire i fertilizzanti. Semmai, essi consentono di ottimizzarne i ritorni produttivi e quindi economici pre-adattando le piante alle condizioni avverse in cui cala l’efficienza di utilizzo dei fertilizzanti stessi.


Infine, l’agricoltura rigenerativa: un filone di ricerca che va oltre il semplice carbon farming, poiché mira alla maggiore cattura di CO2 grazie a una fotosintesi più efficiente. Aspetto per il quale sono fondamentali i biostimolanti, anche quelli di natura microbiologica.

Aziende agricole sotto pressione: il ruolo delle associazioni di produttori

Sempre a causa dei cambiamenti climatici cresce il tasso di introduzione in Italia di nuovi parassiti e patogeni, inasprendo le difficoltà a carico delle aziende agricole. Questo il punto di osservazione di Annalisa Saccardo, in rappresentanza di Coldiretti. 


Spesso non vi sono nemici naturali efficaci per contrastare queste proliferazioni anomale, come pure mancano soluzioni fitosanitarie idonee a contenerle. In tal senso Coldiretti si sta impegnando nel sostegno alle aziende agricole, cercando anche di far comprendere ai normatori della Comunità europea che certe transizioni ecologiche non possono avere tempi brevi, pena lo scardinamento degli equilibri economici dell’intero comparto. 


La gestione integrata delle colture diviene in tale ottica sempre più importante e in questo contesto i biostimolanti stanno guadagnando spazi sempre più significativi. L’Italia è inoltre leader mondiale, sia quanto a ricerca sia per produzione, anche in termini brevettuali. Il mercato è infatti in continua espansione e attualmente offre circa 800 formulazioni commerciali. Con il Regolamento Quadro 1009/2019 molti prodotti precedentemente inquadrati come concimi sono stati infatti promossi a biostimolanti. 


La domanda di nuove soluzioni è sempre più forte e infatti crescono gli investimenti in questo settore, anche in termini di ricerca scientifica, tema sul quale l’Italia contabilizza il 18% delle pubblicazioni mondiali, rappresentando parallelamente il 15% circa del mercato europeo dei biostimolanti. Nello specifico, fra le diverse tipologie di biostimolanti i microrganismi si stanno mostrando in forte crescita, sebbene necessitino di maggiori semplificazioni nei processi autorizzativi. 


Sul fronte degli impieghi, risultano molto diffusi gli usi dei biostimolanti in orticoltura, anche in serra: pomodori, peperoni e prodotti di IV gamma se ne avvantaggiano infatti per gestire al meglio gli stress termici. I biostimolanti sono stati ampiamente adottati anche in frutticoltura e viticoltura, soprattutto per innalzare la qualità finali dei raccolti. Il loro corretto impiego consente infatti di uniformare la fioritura, migliorando in seguito anche la pezzatura e il colore dei frutti.


Coldiretti – prosegue Saccardo – partecipa attivamente a progetti di ricerca sui biostimolanti tramite i Consorzi agrari d’Italia, interfacciandosi con aziende agricole e Case produttrici per ottimizzarne i processi di messa a punto. Necessario in tal senso rafforzare la rete di consulenza tecnica a favore delle aziende agricole, anche per contrastare la proliferazione di prodotti di scarsa qualità in termini di origine delle materie prime impiegate per la loro produzione. 


L’agricoltura – conclude Saccardo – è purtroppo fortemente influenzata dal consumo di suolo, causa di perdite produttive e di biodiversità. Tema, quest’ultimo in cui l’agricoltura gioca invece un ruolo da protagonista. Vi è infine un problema cogente: se il calo di molecole di sintesi dovuto alla Revisione europea non è compensato da nuove soluzioni di biocontrollo efficaci si apre un gap sempre più ampio nei programmi di difesa, mentre ciò non avviene nei Paesi extra-europei che poi esportano in Italia le loro produzioni. 

Cooperazione: tutti i benefici di fare squadra

Anche il punto di vista della cooperazione agricola ha trovato spazio a Rimini, grazie a Davide Vernocchi (Confcooperative Fedagripesca): da produttore egli stesso, Vernocchi segue infatti vari tavoli tecnici, sia italiani sia europei. La prima persona che non vuole spendere inutilmente denaro, preservando al contempo la salute propria e dell’ambiente, è l’agricoltore. 


I media descrivono invece l’agricoltura in modo spesso negativo, dando grande risalto a notizie incentrate su incidenti o scandali, omettendo per contro il ruolo benefico dei produttori sia a livello economico nazionale, sia di preservazione e di presidio dell’ambiente. A conferma, l’agricoltura italiana è fra le prime al mondo quanto a biodiversità produttiva. Nota dolente invece sui costi di produzione sempre più alti, soprattutto per la frutticoltura che richiede investimenti di lungo periodo. 


Nonostante le buone intenzioni in campo ambientale, il Green Deal avrebbe poi causato perdite produttive a doppia cifra su molteplici colture se fosse stato applicato come proposto. Su pero, per esempio, lo Stemphylium è una malattia che causa danni gravissimi: sono sparite alcune molecole fondamentali per la difesa da questo patogeno e per giunta i limiti a sole quattro molecole come residui, imposti da diverse GDO, limitano molto le scelte fitosanitarie degli agricoltori.


Non meno preoccupazione sorge poi guardando alle conseguenze di siccità e gelate, i cui danni in termini di prezzi vengono inaspriti dal calo numerico delle categorie merceologiche a pezzatura maggiore. Aumentano cioè le quote di frutti medio-piccoli e diminuiscono quelle dei frutti più richiesti dal mercato quanto a calibro. Una recente crisi ha toccato anche il kiwi, a causa delle mancanze di freddo che hanno caratterizzato gli ultimi inverni, dimezzando di conseguenza le rese potenziali. 


Viene quindi confermata la necessità di una maggiore cooperazione fra i diversi attori della filiera agroalimentare, sia per produrre qualità in quantità, sia per tenere alto il livello di percezione del Made in Italy. 

Industrie che guardano lontano

A concludere il convegno sui biostimolanti è giunto il punto di vista del mondo industriale per voce di Marco Civitareale di Sofbey - Sipcam Oxon Group. Guardando alle prospettive di investimenti dell’industria, va detto che il DL 75/2010 non è nato per caso e rappresenta un esempio lungimirante, poiché contiene anche i biostimolanti di ultima generazione. 


Insieme alla Spagna, l’Italia è infatti capofila nella ricerca e nella produzione dei biostimolanti, intercettando i bisogni reali dei produttori e proponendo innovazioni continue. In termini di tipologia di prodotti, dopo un inizio che vedeva per lo più prodotti ottenuti da matrici singole si è passati a blend composti da matrici differenti, divenendo più specifici quanto a usi. 


Oggi si è giunti infine ai biostimolanti di terza generazione, con sostanze singole che inducono effetti specifici anche a dosi molto contenute. Per essere sviluppati correttamente questi prodotti hanno però bisogno di competenze e investimenti di lungo periodo, aspetto che necessita di un impianto normativo chiaro e stabile nel tempo. 


Altro impegno di primaria importanza per l’industria è quello di trasmettere i contenuti tecnici agli agricoltori, affinché gli usi dei biostimolanti siano ottimizzati per ciò che le loro caratteristiche intrinseche permettono. 

FAQ

Cosa si intende per biostimolanti?
I biostimolanti sono soluzioni specialistiche da applicare alle piante coltivate o al terreno. Il loro uso serve per stimolare i processi fisiologici naturali sui quali si basa l'uso degli elementi nutrizionali, ma anche la capacità di ottimizzare l’uso dell’acqua.


Che tipologie di biostimolanti esistono?
Diverse sono le tipologie di biostimolanti, normati nella Comunità europea dal Regolamento (UE) 2019/1009 in vigore da luglio 2022. I biostimolanti sono essenzialmente divisi in due macrocategorie: biostimolanti microbici e non microbici. Fra i primi rientrano funghi micorrizici e batteri promotori della crescita, nei secondi sono raccolti acidi umici e fulvici, idrolizzati proteici, aminoacidi, estratti di alghe marine ed estratti vegetali.


Quali benefici si ottengono dall’uso dei biostimolanti?
L’uso di biostimolanti aumenta la tolleranza delle colture a diversi tipi di stress ambientali, noti come stress abiotici. I biostimolanti sono quindi mezzi tecnici a supporto delle piante esposte a fenomeni di siccità, freddo o eccessi termici. In alcuni casi i biostimolanti aiutano le colture a tollerare meglio anche un grado di salinità delle acque o dei suoli che normalmente provocano cali di produzione.


Che effetti hanno i biostimolanti sulle piante?
Ottimizzando il metabolismo vegetale, i biostimolanti favoriscono un maggior sviluppo degli apparati radicali delle colture, ma migliorano anche la fertilità delle fioriture e giocano a favore dei processi fotosintetici. Sui frutti permettono di ottenere pezzature migliori quanto a dimensioni, colorazioni più intense e una maggiore croccantezza e conservabilità. 


Perché i biostimolanti sono essenziali contro i cambiamenti climatici?
I biostimolanti abbracciano una vasta gamma di soluzioni tecniche differenti per composizione e finalità. Denominatore comune fra i diversi prodotti è la capacità di sostenere i processi fisiologici delle piante, aiutandole a superare al meglio gli stress ambientali, come quelli da caldo, freddo e siccità.  

Hai bisogno
di supporto?

Inviaci la tua richiesta e noi cercheremo la soluzione migliore per te.
Contattaci