Cbam e fertilizzanti: guida a cosa succederà con i dazi Ue
Colture | 02 febbraio 2026

Cbam e fertilizzanti: guida a cosa succederà con i dazi Ue

Uno dei temi più dibattuti del mese di gennaio 2026 è stato il cosiddetto Cbam, acronimo di Carbon Border Adjustment Mechanism, traducibile in italiano come meccanismo di correzione carbonica alla frontiera della Comunità europea. Il Cbam prevede alcuni adempimenti formali a carico degli importatori europei di un ampio ventaglio merceologico. Nelle sue intenzioni primigenie, lo scopo è quello di penalizzare i produttori/settori extra-UE meno virtuosi che cioè adottano sistemi produttivi energivori e poco attenti ai rischi di aumento dei gas serra nell’atmosfera, come per esempio la CO2.

Chi vorrà importare alcune merci da Paesi extra Ue dovrà infatti compensare economicamente le cosiddette “emissioni incorporate” nelle materie prime stesse, come per esempio metalli, cemento o fertilizzanti. Punto, quest’ultimo, che tocca da vicino gli agricoltori continentali, poiché questi costi compensativi genereranno a cascata un aumento dei prezzi dei fertilizzanti una volta importati.

Fra i punti controversi dei nuovi obblighi ricade il calcolo relativo alle compensazioni carboniche. Permangono infatti dubbi sull’accuratezza dei dati sulle “emissioni incorporate” forniti da alcuni Paesi extra Ue, come per esempio Cina e Stati Uniti. Ciò potrebbe indurre a sottostimare i costi reali che andrebbero a ricadere sugli importatori e, a valle, sui mercati di riferimento.

Cbam e fertilizzanti: in vigore dal 2023, ma solo per la rendicontazione

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 16 maggio 2023, il Regolamento (UE) 2023/956 del Parlamento europeo e del Consiglio, noto oggi come Cbam, non è quindi una novità nel senso stretto della parola. 


Di fatto, il Regolamento ha introdotto una nuova entrata fiscale a favore del bilancio dell’Unione europea, qualificandosi come elemento essenziale del Green Deal che entro il 2030 mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.


Il Cbam è quindi entrato in vigore il 1° ottobre 2023 in forma di fase pilota in cui alle aziende importatrici è stato chiesto solo di rendicontare le emissioni dei propri prodotti. La fase pilota si è però conclusa al dicembre 2025, aprendo accesi dibattiti a livello continentale.

Come funziona il Cbam

A partire dal 1° gennaio 2026 gli importatori dovranno acquistare certificati di compensazione carbonica per bilanciare il costo ambientale insito nelle merci importate. Tale obbligo è previsto per chi importa più di 50 tonnellate annue, caso per il quale ogni importatore deve chiedere lo status di "dichiarante Cbam autorizzato".

Nello specifico di date e scadenze, la dichiarazione annuale e la restituzione dei certificati verdi sono state fissate al 30 settembre dell'anno successivo all'importazione. Per esempio, stando a quanto emerso dalle fonti ufficiali, se un importatore di fertilizzanti riceve 100 tonnellate di concimi a maggio del 2026 dovrà inviare la dichiarazione 15 mesi dopo, ossia nel settembre 2027.

Le reazioni al Cbam in Italia e in Francia

In tema di fertilizzanti Francia e Italia hanno chiesto una sospensione temporanea dell'applicazione del Cbam, paventando gravi ricadute economiche sull'agricoltura e, più nello specifico, sulle aziende agricole e sulla sovranità alimentare. Stando infatti al Ministro italiano all’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, con l'entrata in vigore del Cbam il settore agricolo sarà esposto a un serio aumento del costo dei fertilizzanti importati nella Ue. Una posizione, quella ministeriale, inviata dall’Italia il 7 gennaio 2026 al commissario Ue Christophe Hansen.

Anche la Francia, primo Paese agricolo europeo, si è opposta alle attuali regole quando applicate ai fertilizzanti, contestando la soglia di 50 tonnellate annue, ritenuta oggettivamente troppo restrittiva.

Stop della Ue opportuno e retroattivo

Le richieste italiane e francesi sono state accolte da Bruxelles, anche con effetto retroattivo. Lo stop temporaneo al Cbam sui fertilizzanti varrà infatti dal 1° gennaio 2026, data in cui avrebbe dovuto entrare in piena operatività, ma solo nel caso in cui si registri una situazione generale di ulteriore impennata dei prezzi dei fertilizzanti nel corso del 2026. Da valutare attentamente quali saranno i parametri di giudizio in tal senso. I prezzi dei fertilizzanti, peraltro, risultano già stabilmente superiori del 60% rispetto al 2020 a causa di diverse turbative di mercato, come costi energetici maggiorati e maggiori difficoltà di approvvigionamento causati dai conflitti. 


La Commissione, mediante atto delegato, potrà quindi rimuovere temporaneamente uno o più beni dall’elenco di prodotti raccolti nell’Allegato I del Regolamento Cbam, ossia i fertilizzanti, in caso si verificassero circostanze gravi e impreviste. La rimozione dall’elenco dei prodotti soggetti a Cbam avrà in tal caso effetto retroattivo sino al 1° gennaio 2026 e resterebbe poi in vigore fino al venir meno delle circostanze che hanno giustificato il ricorso a questo strumento.

Un bene anche per Bruxelles

A quanto pare, però, Italia e Francia avrebbero solo levato d’impaccio la Ue stessa, poiché al momento non sono stati ancora approvati i dati ufficiali tramite i quali delineare i benchmark europei. In sostanza, il Cbam non poteva comunque essere applicato per mancanza delle necessarie informazioni. Le pressioni italiane non si sono però limitate allo stop del Cbam, spingendosi fino a chiedere l’azzeramento dei dazi verso alcuni Paesi da cui il Belpaese importa grandi quantità di fertilizzanti. Data quindi l’attuale fluidità della situazione politica, normativa e mediatica europea e italiana, è bene attendere i necessari sviluppi.

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