Dopo lunghe e attente valutazioni, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il Regolamento che normerà lo sviluppo, la produzione e l’impiego di colture modificate utilizzando le nuove tecniche genomiche conosciute come NGT-1, sigla di New Genomic Technology, o come TEA, acronimo di Tecniche di Evoluzione Assistita.
Il Regolamento (EU) 2026/1388, pubblicato in Gazzetta il 26 giugno 2026, conclude una fase di acceso dibattito, aprendo di fatto l’Europa alle biotecnologie come mai avvenuto prima. Obiettivo di tale decisione è quello di permettere lo sviluppo e l’utilizzo di colture di nuova concezione, atte a offrire sia una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici, sia diverse forme di resistenza alle avversità fitosanitarie.
Rispetto agli OGM di prima generazione, transgenici o mutanti artificiali, le nuove tecniche di modifica genetica approvate dall’Europa, anche per la coltivazione, mostrano alcune sostanziali differenze.
Nuove sono infatti le procedure di laboratorio con le quali le modifiche vengono realizzate. Queste procedure innovative, note come Genome Editing o Crispr-Cas9, nel 2020 sono valse il Premio Nobel alle due ricercatrici che le hanno sviluppate, ossia la statunitense Jennifer Doudna e la francese Emmanuelle Charpentier.
Anziché inserire geni estranei, o indurre mutazioni casuali, le due ricercatrici sono riuscite a mettere a punto un meccanismo di “taglia e cuci” dei filamenti del DNA, le cosiddette “forbici molecolari”, tale da realizzare modifiche mirate in specifiche posizioni di un gene, modificandone in tal modo l’espressione. Per esempio, si può silenziare l’espressione di un gene che rende vulnerabile una pianta a particolari patogeni.
Essendo modifiche che possono avvenire anche in natura con una certa probabilità, gli organismi derivanti da tale processo sono praticamente indistinguibili dalla loro versione spontanea e originaria. Ciò ha aperto la strada a queste nuove tecniche anche a livello di accettazione politica e normativa, permettendo di giungere al Regolamento che ne ha recentemente permesso la coltivazione.
Il nuovo Regolamento europeo va a favore solo delle piante cosiddette NGT-1, tracciando un netto confine tra loro e quelle classificabili come NGT-2. Le prime derivano infatti da modifiche molto limitate nel genoma, tanto da non potersi distinguere, come detto, da eventuali mutazioni avvenute in natura. Sono cioè da considerarsi equivalenti alle varietà convenzionali non modificate.
Le colture nate con tecniche NGT-2 nascono invece da modifiche genomiche più importanti, come per esempio l’inserimento di porzioni di dna di altre specie, anche non vegetali. Queste piante continueranno cioè a essere considerate pienamente OGM, con tutto ciò che ne consegue in termini di iter autorizzativo. Per esempio, su richiesta del Parlamento europeo, le piante geneticamente modificate per resistere agli erbicidi e produrre sostanze insetticide non possono rientrare nella categoria NGT-1. Quindi non potranno essere coltivate nel Vecchio Continente.
| Caratteristica | NGT-1 | NGT-2 |
|---|---|---|
| Numero di modifiche per gene | Non superiore alle 20 | Superiore alle 20 |
| Equivalenza con piante convenzionali | Sì | No |
| Origine DNA estraneo | No | Sì |
| Iter autorizzativo europeo | No | Sì |
| Etichettatura come OGM | No | Sì |
| Sigla NGT-1 in etichetta | Sì | -- |
Le nuove norme dell'UE segnano una svolta verso una regolamentazione delle piante basata sulle loro caratteristiche genetiche finali, piuttosto che sul modo in cui sono state ottenute. Le colture classificate NGT-1 potranno inoltre essere brevettate, beneficiando delle tutele che mirano a garantirne la proprietà intellettuale, ad eccezione dei tratti o delle sequenze presenti in natura o prodotti con mezzi biologici. Se ne annuncia anche la disponibilità a prezzi accessibili ed equi per gli agricoltori.
La decisione del Parlamento europe mira quindi a rendere il settore agricolo continentale meno dipendente dalle importazioni di materie prime, grazie a rese più elevate. Inoltre, queste nuove varietà permetteranno di ridurre l’impiego di agrofarmaci, grazie alla maggiore resistenza a diversi patogeni. Ciò incontra anche gli obiettivi di Bruxelles relativi alla riduzione dell’impronta antropica sull’ambiente derivante dalla chimica agraria.
Infine, le nuove norme si applicheranno sia alle piante originarie dell'Europa, sia a quelle importate da Paesi extra UE. Nei mercati globali sono infatti già disponibili diversi prodotti ottenuti da piante NGT, come il frumento a basso contenuto di glutine, le patate resistenti agli agenti patogeni e il mais tollerante alla siccità.
Piena resterà la tracciabilità e l'etichettatura delle piante NGT-2, assimilate infatti agli OGM di prima generazione. Quindi gli Stati membri potranno limitarne o vietarne la coltivazione anche se sono state autorizzate all'interno dell'Unione.
Le varietà coltivabili derivate da, o contenenti una pianta NGT-1, saranno invece inserite in una banca dati pubblica, e sulle confezioni di sementi o sul materiale riproduttivo dovrà essere presente la dicitura NGT-1, in modo da consentire agli agricoltori di compiere una scelta informata.
Infine, una considerazione va espressa anche sull’agricoltura biologica. Sebbene nella produzione biologica non saranno comunque ammesse le varietà ottenute tramite le nuove tecniche genomiche, la loro presenza, tecnicamente inevitabile nel settore, non costituirà una violazione.
La Commissione valuterà inoltre se il regolamento comporti oneri amministrativi, economici o pratici per gli operatori del settore biologico, anche in relazione alla loro percezione e a quella dei consumatori.
Per OGM, acronimo di organismo geneticamente modificato, si intende un qualsivoglia organismo il cui materiale genetico sia stato modificato artificialmente per mano dell’uomo. In questa macro categoria, stando alla sentenza della Corte Europea del luglio 2018, rientrano sia gli organismi transgenici, sia quelli in cui sono state indotte artificialmente mutazioni genetiche tramite radiazioni o sostanze mutagene.
Gli organismi transgenici derivano dall’inserimento nel loro genoma di specifici tratti genetici che li rendono capaci di svolgere specifiche funzioni che naturalmente non sarebbero in grado di espletare. Per esempio, l’inserimento di un gene di Bacillus thuringiensis, un batterio del terreno, nel DNA delle piante coltivate permette loro di sintetizzare una proteina tossica per le larve di lepidottero (Cry, varie forme). Quando la larva inizia a nutrirsi dei tessuti della coltura assume la tossina e muore. La modifica genetica mette quindi le colture in grado di difendersi in autonomia dai parassiti, rendendo superflui i trattamenti insetticidi.
Un’altra tipologia di organismi transgenici vede protagonista la resistenza ad alcuni erbicidi, prevalentemente glifosate, anche se più recentemente sono stati sviluppati anche OGM doppio resistenti a glifosate e dicamba. Le piante in cui sono stati inseriti questi geni, anch’essi derivanti da batteri, possono infatti metabolizzare gli erbicidi divenendo in tal modo immuni.
Ogni anno, a livello globale, oltre 190 milioni di ettari sono coltivati con OGM, una superficie superiore alla somma dei territori di Russia e Canada. Mais e soia sono le due colture maggiormente interessate a tali modifiche, seguite da colza ed erba medica. In Europa sono ammesse le importazioni di tali prodotti per uso alimentare umano o mangimistico, quest’ultimo largamente prevalente, ma ogni Stato membro della Comunità europea può proibire la loro coltivazione sul proprio territorio nazionale. Per tale motivo la diffusione delle colture OGM è molto limitata in Europa, rinvenendosi essenzialmente una sola varietà di mais resistente agli insetti (MON810).
Nel luglio 2018 la Corte di Giustizia europea ha stabilito che per OGM si debba intendere anche qualsiasi organismo derivante dalla modifica del suo genoma tramite radiazioni o sostanze mutagene. Molte varietà attualmente coltivate derivano infatti da incroci e successive selezioni con altre varietà nate da esposizioni forzate alle radiazioni. Queste inducono nel DNA mutazioni casuali e aspecifiche, richiedendo a valle la selezione dei pochi individui che mostrino qualche caratteristica interessante. Tali tecniche nacquero negli anni ‘50 e produssero centinaia di nuove varietà, a partire dal frumento.
Anche l’uso di sostanze mutagene può però portare a nuove varietà, anch’esse da selezionare poi seguendo le tecniche convenzionali da sempre impiegate per il miglioramento genetico. Un esempio di ciò è il triticale, cereale ottenuto grazie all’unione dei due genomi di frumento e di segale. Tale ibridazione non è impossibile di per sé in natura, infatti lo stesso grano nacque per fusione di due genomi differenti, ma le probabilità che ciò avvenga sono infinitesime.
Impiegando invece sostanze come la colchicina si è forzata l’unione dei due genomi nella loro interezza, realizzando un organismo quadruploide (4n) con al proprio interno tutto il genoma del frumento, organismo diploide (2n), e tutto il genoma della segale, anch’essa diploide (2n). L'unione dei due genomi ha garantito la fertilità al triticale e di poter essere selezionato e coltivato, beneficiando delle proprietà particolari nate dalla fusione delle caratteristiche delle due differenti specie.
Riferimenti:
1. Parlamento europeo: https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20260611IPR45215/nuove-tecniche-genomiche-le-nuove-regole-per-l-accesso-al-mercato-ue
2. Regolamento (EU) 2026/1388.
Cosa si intende per OGM?
Stando alla sentenza della Corte di Giustizia europea del luglio 2018, sono da considerarsi OGM tutti gli organismi ottenuti per transgenesi o per mutazione artificiale del DNA. La prima tecnica prevede l’inserimento nel DNA di geni appartenenti a specie diverse, per esempio batteriche, mentre la mutagenesi artificiale impiega radiazioni ionizzanti o sostanze chimiche mutagene.
Gli OGM sono solo a uso agricolo?
No, le modifiche genetiche sono adottate da tempo anche in altri settori, diversi da quello agricolo. Per esempio, l‘insulina attualmente in uso per la cura del diabete deriva da batteri nel cui DNA è stato inserito il gene umano che amministra l’espressione dell’insulina. Questo batterio, un particolare ceppo di Escherichia coli, viene moltiplicato in appositi ambienti favorevoli al suo sviluppo, dopodiché l’insulina viene estratta e purificata. Anche la sintesi del triptofano, aminoacido con usi anche in psico-terapia, deriva da colture batteriche geneticamente modificate.
Cosa sono gli NGT, le Nuove Tecniche Genomiche?
Una varietà di piante classificata come NGT, acronimo di New Genomic Technology, è considerata equivalente alle piante convenzionali se le modifiche al DNA introdotte dalle nuove tecniche genomiche soddisfano alcune specifiche condizioni: a) sostituzione o inserimento di non più di 20 nucleotidi; b) soppressione di un numero qualsiasi di nucleotidi. Il numero di tali modifiche genetiche non deve essere superiore al limite di tre per ciascuna sequenza codificante una proteina. Nota: le modifiche genetiche degli introni e delle sequenze di regolazione sono escluse da tale limite.
Cosa sono gli introni?
Gli introni sono sequenze di DNA presenti all'interno di un gene che però non codificano per alcuna proteina. Sebbene durante la trascrizione risulti traccia degli introni nell'mRNA (RNA messaggero), prima che questo esca dal nucleo per realizzare le proteine, gli introni vengono rimossi attraverso un processo noto come “splicing”.
Che differenze vi sono fra NGT-1 ed NGT-2?
Le varietà di piante considerate NGT-1 derivano da modifiche minime della sequenza delle basi puriniche e pirimidiniche del DNA, tali da renderle indistinguibili dalla varietà originarie. Le piante classificate come NGT-2 derivano invece da modifiche più ampie del DNA della coltura, tali da non potersi verificare spontaneamente in natura.
Come vengono realizzate le nuove modifiche genetiche?
La tecnica impiegata è nota come Genome Editing, o Crispr-Cas9. Si basa sull’uso di specifiche “forbici molecolari” atte a tagliare e cucire i filamenti del DNA in specifici punti.
Le NGT-1 sono OGM?
No. Le piante NGT-1 non sono OGM, non derivando dall’inserimento nel DNA della pianta ospite di geni estratti da altri organismi.
Le piante NGT-1 sono coltivabili in Europa?
Sì, stando alla decisione del Parlamento europeo, e al relativo Regolamento, le piante NGT-1 potranno essere liberamente coltivate anche nei territori degli Stati membri.