La patologia chiave del riso è il Brusone, il cui agente causale è il fungo ascomicete Pyricularia oryzae, di cui esiste anche la forma cosiddetta “perfetta” Magnaportae grisea che però non è presente negli ambienti italiani. In condizioni particolarmente favorevoli Il Brusone può arrecare perdite produttive fino al 50%.
In base all’Art. 53 del Regolamento (CE) 1107/2009, contro questa patologia del riso è stata però rilasciata una specifica deroga a favore di Fezan 400. Grazie ad essa, il fungicida può essere impiegato su riso dal 5 giugno fino 2 ottobre 2026.
Diffuso in tutte le aree risicole globali, trova in Italia le condizioni ottimali tipiche delle regioni temperate, ossia quelle calde e umide. Il fungo viene infatti favorito da temperature comprese tra 25 °C e 32 °C, con tassi di umidità dell’aria fra il 75% e il 90%. Alle condizioni ottimali per il fungo concorre anche l’assenza di ventilazione. Sono infatti rugiada e bagnatura fogliare prolungata a creare le condizioni perfette affinché il fungo aggredisca la coltura.
Per tali ragioni il Brusone del riso rappresenta una grave minaccia per i raccolti, in special modo se si è ecceduto con le concimazioni azotate. Anche le eccessive densità ed epoche di semina favoriscono la malattia, come pure varia la sensibilità al patogeno delle diverse varietà comunemente seminate.
Di norma, la malattia compare a inizio estate, necessitando delle più opportune strategie di controllo già a partire dal mese di luglio, quando la coltura si trovi tra la fase di levata e l'inizio di quella riproduttiva. Il momento più delicato corrisponde infatti al momento compreso fra botticella e spigatura.
A fine stagione il fungo sopravvive nel terreno ove giunge con i residui colturali infetti, inclusi i semi caduti a terra causa perdite della mietitrebbia. Dai semi contaminati si possono poi produrre nuove spore nelle settimane successive alla semina seguente, anche dopo l’emergenza delle piantine. Per tali ragioni è indispensabile la corretta gestione dei residui colturali, a partire dall’abbruciamento. Tale pratica non è di fatto consentita, ma può ottenere deroghe tramite ordinanze fitosanitarie specifiche per contrastare malattie fungine come per esempio il Brusone. Circa le finestre temporali in cui l’abbruciamento dei residui colturali può essere operato, esse cadono prevalentemente nei mesi autunnali o primaverili, venendo tassativamente vietata nei periodi di massimo rischio incendi.
Circa i danni da Brusone e il loro riconoscimento, la malattia interessa la coltura durante molteplici fasi colturali, come levata, botticella e spigatura, colpendo tutti gli organi della pianta (foglie, culmi, nodi e panicolo). All’indagine visiva, si possono riscontrare lesioni brunastre su foglie e guaine che con il passare del tempo assumono una tipica forma allungata. In seguito, tali aree necrotizzano al centro, assumendo una colorazione marrone-grigiastra circondata da un alone scuro. Anche culmi e nodi vengono attaccati dal patogeno, il quale genera su di essi degli imbrunimenti tramite l’evoluzione del proprio micelio. I semi possono infine essere infettati attraverso gli organi fiorali.
A base di protioconazolo, Fezan 400 è un fungicida sistemico ad ampio spettro per il controllo di numerose patologie fungine delle colture agrarie. Già autorizzato su cereali, ossia frumento, orzo, triticale e segale, Fezan 400 trova impiego anche su barbabietola da zucchero, piselli, fagioli e ceci (legumi freschi e secchi), nonché su mandorlo.
Il 5 giugno 2026 ha ottenuto infine l’autorizzazione in deroga su riso per emergenza fitosanitaria, in base all’Art. 53 del Regolamento (CE) 1107/2009. La finestra di impiego è di 120 giorni e termina il 2 ottobre 2026.
Su cereali Fezan 400 controlla i principali patogeni chiave, ossia Septoria spp., Fusarium spp., Puccinia spp., Helminthosporium spp. ed Erysiphe spp., mentre su barbabietola da zucchero risulta efficace sul patogeno-chiave della coltura, ossia Cercospora beticola. Nel suo spettro d’azione ricadono anche Ruggini e Antracnosi dei legumi, mentre su mandorlo viene utilizzato per il controllo dell'oidio e delle macchie fogliari rosse da Polystigma spp.
La recente estensione temporanea in deroga al riso è stata concessa grazie alla riconosciuta efficacia di Fezan 400 nel controllo del Brusone del Riso (Pyricularia oryzae).
Formulato come sospensione concentrata, Fezan 400 contiene 400 grammi per litro di protioconazolo e si mostra efficace quando applicato per via fogliare mostrando azione sia preventiva sia curativa. Dopo l'assorbimento nei tessuti vegetali protioconazolo si interferisce con la biosintesi degli steroli necessari all’integrità delle membrane cellulari e ciò inibisce la crescita delle ife fungine nonché l'allungamento del tubo germinativo.
Contro il Brusone del riso Fezan 400 va applicato una volta per ciclo colturale, in chiave preventiva alla dose di 0,4-0,5 litri per ettaro, ricorrendo alla dose più elevata in caso di varietà particolarmente suscettibili alla malattia. Circa il momento ideale di impiego su riso, Fezan 400 va impiegato fra lo stadio di fine levata-botticella e quello di inizio fioritura, preferibilmente in miscela con altri fungicidi a diverso meccanismo di azione al fine di contrastare eventuali fenomeni di resistenza.
Riferimenti:
1. Regione Emilia-Romagna: ciclo e sintomi del Brusone del riso
2. Ente Risi: il Brusone del Riso
Cos'è il Brusone del riso?
Il Brusone del riso, noto anche come Mal del collo, è la malattia-chiave del riso ed è causata dal fungo ascomicete Pyricularia oryzae. Di questo fungo esiste anche la forma “perfetta” chiamata Magnaporthe oryzae, ma che non si rinviene negli areali italiani.
Quali sono i sintomi del Brusone del riso?
Inizialmente il Brusone del riso si manifesta sulle foglie con macchie brune allungate che in seguito necrotizzano al centro. Anche steli e nodi possono essere attaccati, causando nei casi più gravi il disseccamento della parte superiore della pianta. Infine, il Brusone attacca anche le pannocchie, facendole seccare.
Quali sono le condizioni che favoriscono la patologia?
Il fungo viene favorito da temperature comprese tra 25 °C e 32 °C, con tassi elevati di umidità dell’aria, di norma fra il 75% e il 90%. Alle condizioni ottimali per il fungo concorre anche l’assenza di ventilazione. Sono infatti rugiada e bagnatura fogliare prolungata a creare le condizioni perfette affinché il fungo aggredisca la coltura.
Quali sono le pratiche agronomiche per il contenimento del Brusone del riso?
L’assenza di rotazioni del riso con altre colture permette al fungo di permanere nelle risaie sui residui colturali infetti. Inoltre, a rendere i tessuti vegetali più suscettibili agli attacchi del patogeno concorrono gli eccessi di concimazione azotata. Anche una densità di semina troppo elevata favorisce il patogeno, specialmente in caso si seminino varietà di riso particolarmente suscettibili. Una pratica consigliata è l’abbruciamento dei residui colturali, ma questa necessita di specifiche deroghe fitosanitarie rilasciate di volta in volta per finestre temporali molto limitate.
Esistono fungicidi per il controllo del Brusone del riso?
Sì, è possibile intervenire contro la malattia quando la coltura si trovi fra la fase di levata e botticella. In tal senso viene proposto Fezan 400 di Sipcam Italia, a base di protioconazolo, prodotto che ha ottenuto l’autorizzazione in deroga fra il 5 giugno e il 2 ottobre 2026 in base all’Art. 53 del Reg. (CE) 1107/2009.