In agricoltura il controllo delle erbe infestanti è divenuto nel tempo sempre più complesso, tanto che in Italia nel 1997 è stata data vita al Gire, acronimo di Gruppo italiano resistenza erbicidi. Stando a quanto condiviso in occasione del convegno “Stato della resistenza ai prodotti fitosanitari”, tenutosi il 30 gennaio 2025 presso l’Università Statale di Milano, le misure curative alle diverse resistenze agli erbicidi rappresentano un costo severo per gli agricoltori, stimato mediamente di 3-5 volte superiore rispetto a quello delle cure preventive.
Sono infatti ormai censite ben 31 specie infestanti che hanno sviluppato resistenza a 5 diversi meccanismi di azione. Il fenomeno è prevalentemente a carico dei graminicidi, poiché ammontano a 18 le monocotiledoni ormai resistenti, di cui 14 appartengono alle Poaceae. Il fenomeno delle resistenze tocca quasi tutte le regioni italiane, interessandone 17 con 47 differenti biotipi che sono divenute insensibili a diverse sostanze attive.
Quanto alle colture coinvolte, le pratiche di diserbo si sono complicate soprattutto su riso e grano, ma alcune specie stanno creando crescenti difficoltà anche su soia, mais ed erba medica fra le colture erbacee, mentre fra le colture alte sono stati censiti biotipi resistenti anche fra uliveti, vigneti, noccioleti, agrumeti.
Per gestire al meglio il problema delle resistenze sono state sviluppate in Italia specifiche linee guida dal GIRE, acronimo di Gruppo Italiano Resistenze Erbicidi. Per quanto riguarda viticoltura e frutticoltura, la specifica linea guida prevede pochi e semplici accorgimenti da adottare.
• Meccanismi di azione: alternare o miscelare erbicidi caratterizzati da meccanismi d’azione differenti, identificabili dai differenti codici Hrac.
• Corretto stadio delle infestanti: per massimizzarne l’efficacia, anche in ottica antiresistenza, il trattamento erbicida va effettuato quando le infestanti si presentino allo stadio di maggiore sensibilità nei confronti degli erbicidi prescelti. Per Lolium spp., per esempio, il momento ideale cade di norma per prima della levata, ossia quando l’altezza massima della pianta è compresa fra 10 e 20 centimetri. Per Conyza spp. il corretto momento di impiego coincide con lo stadio di rosetta dell’infestante.
• Massima attenzione alle dosi: affinché gli erbicidi espletino al meglio la propria azione nei confronti delle infestanti vanno rispettate le dosi indicate in etichetta. Ciò poiché il sotto-dosaggio crea le premesse per la selezione di popolazioni resistenti.
• Strategie integrate: al fine di massimizzare l’efficacia dei programmi di diserbo è bene prevedere l’utilizzo di erbicidi residuali di pre-emergenza e altri ad azione disseccante a complemento dei post-emergenza.
Queste specifiche linee guida possono essere ulteriormente integrate ricorrendo a diserbi di tipo meccanico, sfruttando l’azione tipicamente fisica delle attrezzature comunemente impiegate. Inoltre, massima attenzione va posta nelle impostazioni più opportune delle attrezzature da diserbo per quanto riguarda volumi di acqua, pressione di esercizio e velocità di avanzamento.
Azione efficace, prolungata e ad ampio spettro: queste le principali caratteristiche di Rexxar, erbicida residuale a base di clomazone che guarda al controllo precoce delle infestanti in pre emergenza. Al momento unico nel suo genere quanto a caratteristiche tecniche, Rexxar è applicabile in viticoltura e frutticoltura, controllando efficacemente numerose infestanti annuali dicotiledoni e graminacee. Oltre alle qualità della sua sostanza attiva, Rexxar beneficia anche di una specifica formulazione in microcapsule realizzata tramite processi industriali brevettati noti come Microplus Technology. La presenza di microcapsule permette a clomazone di essere rilasciato progressivamente dopo l’applicazione, amplificando e prolungando in tal modo sia l’efficacia, sia la selettività verso le colture.
Nelle erbe infestanti Rexxar viene assorbito per via radicale, mostrando uno spiccato effetto richiamo a seguito di eventi piovosi. Questi ultimi riattivano infatti il prodotto presente nel terreno, amplificandone in tal modo la persistenza d’azione, la quale può manifestarsi sino a 150 giorni dall’applicazione. Un vantaggio, questo, che si apprezza in special modo su infestanti chiave come Erigeron e Lolium.
Rexxar è al contempo uno strumento utile nel controllo dei fenomeni di resistenza grazie al meccanismo d’azione di clomazone, inibitore specifico della sintesi dei carotenoidi (Gruppo Hrac 13).
Rexxar offre un’etichetta estremamente ampia, essendo autorizzato per gli impieghi su vite, pomacee, drupacee, actinidia, frutta a guscio, agrumi e olivo, colture sulle quali può essere applicato una volta per ciclo produttivo, o in autunno, durante la fase di inizio caduta foglie, oppure a fine inverno o inizio primavera, prima della ripresa vegetativa delle piante. Quanto a dosi, Rexxar si impiega a 0,5 L/ha, applicando il prodotto su un massimo del 30% della superficie dell’impianto.
Al momento dell’applicazione di Rexxar sono spesso presenti popolazioni eterogenee per specie, numero e stadio di sviluppo. In tali situazioni l’efficacia di Rexxar può essere ulteriormente amplificata grazie alla miscela con Ripper*, unico erbicida ad azione totale che offre al contempo un’attività complementare sui polloni.
Ripper* contiene infatti cletodim e pyraflufen etile, sostanze attive classificate rispettivamente nei Gruppi HRAC 1 e 14, offrendo quindi modalità d’azione altamente complementari rispetto a clomazone. Cletodim è standard di riferimento tecnico su tutte le malerbe a foglia stretta, sulle quali agisce velocemente grazie alla sua eccellente sistemia, mentre pyraflufen etile agisce esclusivamente per contatto e tale caratteristica ne esalta l’efficacia sia sulle infestanti dicotiledoni sia sui polloni.
Anche Ripper* beneficia di una formulazione innovativa tale da esaltare le sinergie di azione fra le due sostanze attive senza richiedere l’aggiunta di un bagnante. Grazie a ciò Ripper*, controlla un ampio spettro di infestanti nel diserbo della vite e dei frutteti, risolvendo anche i problemi di resistenze come quello di Conyza canadensis. Quanto a etichetta, Ripper* può essere impiegato una volta per ciclo produttivo su vite, pomacee, drupacee, nocciolo, actinidia, kaki e melograno, mentre su mandorlo, agrumi e olivo è possibile applicarlo due volte per stagione. La dose di impiego è di 1,5- 2 L/ha, da applicarsi solo sulla fila e per un massimo del 30% della superficie dell’impianto. Data l’azione per contatto di pyraflufen etile, le applicazioni di Ripper* devono essere effettuate in assenza di vento, utilizzando ugelli anti-deriva, procedendo a velocità di 4-6 km/h e adottando pressioni di esercizio di 1-1,5 Bar, se si utilizzano ugelli standard, o entro i 3 Bar con ugelli antideriva.